MY SOUL TO TAKE di Wes Craven


Arriverà prossimamente sui nostri schermi il nuovo horror firmato da Wes Craven, vecchia volpe del settore, che in passato molte volte ci ha argutamente deliziato con pellicole innovative e interessanti. Il titolo deriva da un passo di una specie di preghiera-ritornello recitato dai ragazzi prima di andare a dormire, in cui si chiede a Dio di conservare la nostra anima. Stavolta, benchè si tratti della riduzione di un libro andato per la maggiore nelle vendite, ci troviamo davanti ad un soggetto che nulla aggiunge di nuovo al panorama horror degli ultimi anni. Certo, l’inizio con il padre posseduto da più personalità che commette una strage, sembra promettere bene ed è decisamente coinvolgente, poi però ecco – passati gli anni – il classico gruppo di adolescenti che ogni anno celebra la presunta morte dello Squartatore con riti nel bosco e tutto il consueto corollario di scene al liceo a cui siamo abituati.   Si va dal breve tratteggio di ogni personalità, lo sfigato, lo strano, la femme fatale, il bullo, che non mancano mai e poi ecco cominciare l’ordinario macello di tutti i componenti del gruppo, tutti nati lo stesso giorno che è poi quello della morte dello Squartatore. Dispiace vedere che la prima ad andarsene è la giovane dedita alle preghiere e alle riunioni religiose, usa a citare passi biblici a mo’ di profezie, come se in America fosse diventata una abitudine di cui non si può fare a meno, quella cioè del rappresentare i devoti della religione cattolica come degli esaltati fuori di testa.  Brutta abitudine vista in mille film, dall’epoca del bianco e nero (La morte corre sul fiume, di C.Laughton, per dirne uno) in poi che deve la sua ragion d’essere alla preponderante ala protestante americana. Qualche breve momento climax non manca, nel film, ma non aspettatevi originalità nemmeno nelle uccisioni, a volte pietosamente glissate e a volte invece in primo piano. Ma di orrore vero e proprio ce n’è poco; unica nota che poteva, se sviluppata meglio, dare un tocco di novità era il concetto che il killer fosse posseduto dalle molte anime delle vittime e non da più personalità distorte, però cose del genere sono state sviluppate prima e meglio in  ben altri film (citiamo volentieri ORPHAN, grande prova di recitazione per la debuttante Isabelle Fuhrman, nella parte di una nana trentatreenne che si finge bambina orfana per insediarsi nelle famiglie e uccidere tutti al fine di andare a letto con i padri) o, nel caso del killer che assorbe le anime, il demone di GHOST RAIDER con Nicholas Cage. Qui non si va oltre il profluvio di discorsi fatti con voci differenti e francamente è molto poco quel che si offre agli spettatori smaliziati. Naturalmente il film si inserisce alla perfezione in quel segmento di mercato, soprattutto statunitense, che si rivolge ai sedicenni vogliosi di piccole trasgressioni – infatti il film è vietato ai minori di 17 anni secondo i canoni della censura Usa – che di questi film fanno incetta. Attendiamo Wes Craven a nuove prove, e speriamo siano migliori.

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