RED RIDING HOOD


Mentre tutti aspettano il 24 aprile per vedere il nuovo gothic horror RED RIDING HOOD, ecco che comincia a diffondersi nel web e nei circuiti un altro RED RIDING HOOODcompletamente diverso da quel che promette il film americano con Gary Oldman. Questo infatti è un film italianissimo, del 2003, uscito all’inizio solo nei Fantafestival e diretto da Giacomo Cimini per la produzione della Ovidio Assonitis, ben nota per certi antichi film horror come Tentacoli.  Abbastanza gustosa, per i cinefili nostrani, l’ambientazione giocata per i vicoli romani, da piazza di S.Egidio alle sponde del Tevere, dove viene massacrato il barbone ricattatore in una citazione diretta da INFERNO di Dario Argento. Il film inizia con l’uccisione , splatter quanto assurda e immotivata, del padre della protagonista mentre in America si prepara a diventare un giudice della Corte d’Appello il che fa piombare la dodicenne Jenni (Susanne Maurer) in un suo mondo segreto e  vendicativo, sola nella sua casa, lasciata dalla madre ninfomane e con solo un orrido amico immaginario, George, che dovrebbe rappresentare il lupo cattivo della favola e invece finisce risibilmente per girare per tutta la durata conciato come Belphagor, il mitico fantasma del Louvre. La ragazzina si cimenta in ammazzamenti e torture (nei confronti della nonna tornata a riprenderla, con il corollario di citazioni varie, da Clara Calamai in PROFONDO ROSSO a MISERY NON DEVE MORIRE) contro chi ritiene abbia infranto le leggi della società. La scena della metropolitana – quando mai a Roma la metro è stata così vuota e solitaria? – è figlia diretta de   UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA di John Landis e, considerato che tutti i crimini vengono eseguiti dalla ragazzina stessa e non da un effettivo mostro alto quasi due metri, c’è da chiedersi sorridendo dove troverà mai la forza di combinare tutto questo… Il film soffre di lungaggini e reiterazioni e probabilmente avrebbe potuto non sfigurare in qualche serie di corti dell’orrore, mentre così risulta solo una buona prova d’autore penalizzata da una distribuzione inefficace.  Il finale, completamente demenziale e che magari vorrebbe inserirsi nella lista dei finali ironici e surreali alla SHINING, è solo un omaggio agli sfacciati film di serie B della Troma, e pensiamo a cult quali CLASS OF NUKE’M HIGH o STREET TRASH tra tutti e senza metterci dentro anche THE BASKET CASE, oramai leggendario. Cosa che sicuramente non accadrà a questo pastiche nostrano, ideale per una serata a base di birra, sangue e risate tra amici nella cornice accattivante di un festival per soli appassionati. Cercate di non fare confusione, quindi, e scegliete bene il film che andrete a vedere…

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