TRON LEGACY


E’ finalmente giunto sui nostri schermi il nuovo film della Disney, preceduto da una forte campagna pubblicitaria e supportata da un merchandising impressionante che non ci ha fatto mancare nulla, dalle felpe ai giocattoli, dalle basi luminose per le playstation al videogame creato insieme al regista del film, Joseph Kosinski.     TRON LEGACY , che tutti credevamo un seguito, viene inspiegabilmente proposto come un remake da più parti ed invece proprio di un seguito si tratta ma, usciti dal cinema, ammettiamo che la delusione è stata grande. Troppi anni di attesa per quel che alla fine ci viene dato. Iniziamo da un particolare di non poco conto, quello economico: se pago 10 e più euro per un film perchè è in 3D, invece del solito biglietto più economico, pretendo un film interamente in 3D come, ad esempio, quel gioiellino gotico che era CORALINE. Qui, appena parte la pellicola, veniamo avvertiti che nel film ci saranno “alcune scene” in 2D e che bisogna tenere gli occhiali indosso anche allora. Bene, TUTTO il prologo e TUTTO l’epilogo sono in 2D, e la visione è disturbata da quanto gli occhiali la oscurino. Ecco, l’altro vero protagonista del film è l’oscurità; sappiamo bene quanto sia diffusa la pirateria cinematografica e il vezzo di introdurre le minicam nelle sale oramai parte da lontanissimo, visto che la maggior parte dei film pirata nel web arrivano dalla Russia quindi i registi cercano spesso di fare film molto oscuri così da disturbare le riprese pirata però in questo caso tutto il film è talmente buio, sommato alle lenti rosso e blu, da far lacrimare gli occhi dopo un quarto d’ora nello sforzo di godere dei particolari di quella che altrimenti sarebbe stata una visione futuristica enormemente spettacolare.       I cinefili potranno trovare motivi di divertimento nel ricordare come l’astronave da carico somigli a quella degli alieni di quel vetusto cult che fu SPACE VAMPIRES, così come coglieranno Michael Sheen gigioneggiare facendo il verso a Charlie Chaplin e tante altre minuscole chicche nascoste. Ma in fondo, la trama si riduce a poco: un Jeff Bridges in versione santone zen dedito ad opporre il nulla all’insorgere del suo alter ego neonazi e capo di truppe che ricordano i Cloni di STAR WARS,        un figlio ovviamente ribelle alla sua ricerca che volteggia eroico e sportivo salvandosi solo grazie al sacrificio del padre che scopre solo all’ultimo dei superpoteri in stile cartone animato giapponese e un giovane Jeff Bridges rifatto interamente in digitale nella parte del cattivo che invece di scatenare contro i buoni tutte le sue truppe parte da solo in miniastronave morendo, come d’obbligo. Francamente assurdo ma si sa, l’happy ending era di rigore. Gli spettatori adulti si rifaranno gli occhi con Beau Garrett, meravigliosa nella parte di Gem, il programma Sirens che aiuta Castor(Zuff) , interpretato da un Michael Sheen che ci fa rimpiangere il Merovingio di MATRIX, tutto mossettine gay e timide crudeltà. La Garrett è la copia perfetta di Eva Kant       e chiunque abbia mai letto una copia di DIABOLIK se la vedrà viva e vegeta sullo schermo.  Nota lieta di tutta la pellicola, alla fin fine, oltre chiaramente ai panorami grandiosi delle arene dove corrono le moto digitali, è l’ossessionante colonna sonora creata dai Daft Punk, duo celebre per le loro musiche innovative: sparata a tutto volume e mixata agli urli delle folle che assistono ai giochi avrebbe fatto la sua degna figura persino nello stadio di Norimberga ai tempi del Fuhrer, e sicuramente l’intenzione era proprio questa. Concludendo, non lo consiglio agli spettatori più piccoli che ne ricaveranno solo mal di testa e affaticamento degli occhi nè agli spettatori adulti che meritavano qualcosa di più. Un operazione commerciale giunta troppo tardi  che possiamo tranquillamente lasciare nelle sale.

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